venerdì 20 febbraio 2015

Del cibo pronto e dei piaceri della carne

Tutti i giorni a una cert'ora mi ricordo che devo mangiare. Ogni tanto mi ricordo anche che per mangiare devo cucinare. Saltuariamente mi ricordo che, se cucino qualcosa di particolare, potrei metterlo sul blog. Per fortuna ho specificato che è una pubblicazione aperiodica. (L'ho specificato? Ora lo metto nel sottotitolo: "Manicaretti che potrebbe preparare chiunque raccontati senza una cadenza fissa". Là.)

A casa è successo l'impensabile da quando il mio Signor Padre - che mi diverto a chiamare in questo modo ossequioso e retró - ha deciso di rinunciare ai piaceri della carne. Ai fini della chiarezza preciso che non si è dato all'astinenza sessuale ma al vegetarianesimo. La scelta è responsabile e condivisibile anche se, al momento, non mi sento di seguirlo in questa sua avventura. 

DISCLAIMER: AMICI VEGETARIANI, VI VOGLIO BENE, RISPETTO LA VOSTRA SCELTA E NON HO NULLA IN CONTRARIO A VOI O ALLE VOSTRE IDEE CHE, RIPETO, TROVO CONDIVISIBILI. Magari un giorno diventerò vegetariano anch'io, così come magari un giorno vincerò un disco di platino o camminerò sulla luna, insomma, tutto può succedere; però, per il momento, è ancora troppo presto.

Oltretutto, il mio Signor Padre si può considerare un vegetariano atipico perché è disgustato dalla maggior parte della frutta e della verdura esistente, quindi mi chiedo come stia facendo a mantenere saldo questo proposito. (Con tanta forza di volontà, forse. O con un salame nascosto nel comodino.) Comunque, in famiglia l'abbiamo presa bene. Così bene che di tanto in tanto ci dedichiamo all'antica e nobile arte dello sfottò.
Anche il Signor Padre la prende bene.
Il fatto è stato accolto con più o meno favore in famiglia ma ha lievemente scalfito la serenità di mamma, che si trova a dover preparare menu differenziati e, soprattutto, a dover smaltire carcasse animali già presenti in frigo/freezer/dispensa senza poter contare sull'apporto di uno dei due più voraci stomaci di casa (l'altro sono io). Quindi, per liberarsi di un voluminoso e ingombrante stinco di maiale precotto che stazionava inerte nella dispensa, l'ha affidato alle mie amorevoli cure e me l'ha infilato in maniera coatta in valigia.

La vita dello studente fuori sede è un banchetto di pietanze già pronte che necessitano solo di poca cura (o un forno a microonde) per poter essere apprezzate. Ma limitarsi a scongelare o liberare dalla scatoletta mi sembra troppo riduttivo.
Quindi, di cosa parliamo oggi?
Come nelle migliori osterie di una volta. Manca solo la tovaglia a quadrettoni.